Le fonti antiche sono unanimi nell’attribuire alla presenza degli Etruschi in gran parte della penisola italiana, intorno al VII-VI secolo a. C., l’alto livello di civiltà raggiunto dalle popolazioni italiche. Essi diffusero l’alfabeto, derivato da quello greco; costruirono città e una rete stradale; raggiunsero nell’agricoltura, nell’architettura, nella metallurgia e nelle altre tecniche un elevato livello di efficienza produttiva e di maestria artistica che Roma dalla fine del VI secolo a. C. fece proprie con un’abile politica di assimilazione, tanto che proprio la continuità tra l’insediamento di Roma antica e il mondo Etruschi ha cancellato, o reso irraggiungibili, gli strati più profondi della cultura originaria, delle città e del paesaggio. Quasi tutto ciò che l’archeologia moderna sa degli Etruschi viene dalle grandi necropoli: pitture e ambienti funerari, copie sotterranee delle città dei vivi, ci rimandano l’immagine di un mondo vivace e sereno, ricco senza arroganza, elegante senza ostentazione.

Le fonti antiche sono unanimi nell’attribuire alla presenza degli Etruschi in gran parte della penisola italiana, intorno al VII-VI secolo a. C., l’alto livello di civiltà raggiunto dalle popolazioni italiche. Essi diffusero l’alfabeto, derivato da quello greco; costruirono città e una rete stradale; raggiunsero nell’agricoltura, nell’architettura, nella metallurgia e nelle altre tecniche un elevato livello di efficienza produttiva e di maestria artistica che Roma dalla fine del VI secolo a. C. fece proprie con un’abile politica di assimilazione, tanto che proprio la continuità tra l’insediamento di Roma antica e il mondo Etruschi ha cancellato, o reso irraggiungibili, gli strati più profondi della cultura originaria, delle città e del paesaggio. Quasi tutto ciò che l’archeologia moderna sa degli Etruschi viene dalle grandi necropoli: pitture e ambienti funerari, copie sotterranee delle città dei vivi, ci rimandano l’immagine di un mondo vivace e sereno, ricco senza arroganza, elegante senza ostentazione.

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